SPIGOLATURE STORICHE.
Premessa
Tutto ciò che segue è frutto di spigolature occasionali effettuate qua e là, in maniera non organizzata, nell'intento di fornire un po' di materiale a quanti vorranno cimentarsi nell'ardua ma non impossibile ricostruzione della storia montegabbionese. Nessuna pretesa, dunque, di fornire un quadro storico, quanto piuttosto lo stimolo e l'invito a ricercare con i centri a noi più vicini (Casteldifiori, Parrano, Montegiove, Monteleone, Orvieto, ecc.) una storia che potrebbe avere delle origini comuni, e che comunque nei secoli s'intreccia in vicende che coinvolgono i vari centri della zona.
Documenti Sec. XII - Bulgarello I, verso il 1100, si trasferì dalla Toscana in Umbria, tra Chiusi ed Orvieto da cui scaturì per i suoi discendenti il soprannome di Bulgarelli, o anche Conti di Parrano, dal castello di loro proprietà, e del quale, dal 1118 al 1280, ricevettero l'investitura dai vescovi orvietani. Bulgarello I ebbe quattro figli: Bernardo (m. circa il 1140), Gualfredo, Ugolino e Gregorio. Da Bernardo nacque Bulgarello II, padre a sua volta, di Rainerio I (m. circa 1200), e di Bernardino; da Rainerio I nacque Bulgarello III (m. dopo il 1216) e Rainerio II; da Bulgarello III nacque Rainerio 111 (m. dopo il 1251) sposatosi con Valseverina; da Rainerio III e Valseverina nacquero Bulgaruccio (m. 1275) e Bernardino (m. 300). Bulgaruccio lasciò tre figli: Bernardo o Nardo, Nerio e Ugolino. Bernardino invece ne ebbe sei: Ugolino, Ottaviano, Celio, Uguccione, Lamberto, Ghisa. I fratelli Bulgaruccio e Bernardino, figli di Rainerio III, possedevano i castelli di Parrano, Marsciano, Poggio Aquilone Migliano, Castelvecchio; la villa di S. Pietro in sigillo e di S. Croce, la montagna di Carnaiola, la selva di Colielongo fra Monte Gabbíone e Monte Leone, molini e ragioni sul fiume Chiana, a Castel di Fiore e in Campiglia e case in Orvieto. Bernardino, nel 1280, divise con i tre nipoti, Nardo, Nerio e Ugolino, molti dei suddetti beni e capelli, e il 15 Aprile dei 1281, insieme agli stessi nipoti vendette al Comune di Perugia la giurisdizione di Marsciano per 5000 libre di denari, ai rogiti del notaio Michele di Guido di Ranaldo, sindaco e rappresentante dei Comune, riservandosi, però i diritti, i privilegi e le proprietà che restarono in Marsciano, indivise. Tra questi diritti e privilegi riservati, fu anche quello dei titolo comitale, il quale restò a loro e ai loro successori, che seguiteranno ad essere chiamati indifferentemente "conti di Marsciano" e "conti di Monteqiove". Bernardino morì nel 1300. (da: F. Rossetti, "la Beata Angelina dei Conti di Montegiove, Siena 1976).
Sec. XIII - Neria di Bulgaruccio primo conte di Montegiove, è un personaggio di primo piano nella storia dei conti di Marsciano. Egli sovrastava in proprietà di beni i fratelli Ugolino e Nardo. Oltre al castello di Montegíove, possedeva ragioni di casa in Orvieto nel quartiere dei SS. Giovanni e Giovenale. In Perugia l'allibrato dei tre fratelli era di 10.000 libre; in Orvieto quello dei solo Nerio di 9694 libre. Il conte Nerio morì in benedizione nel 1290 e fu sepolto nella chiesa della Scarzuola. Ebbe un unico figlio: Bindo, detto anche Binolo, secondo conte di Montegiove e anche signore di Castelvecchio in Vai d'Orcia. Binolo sposò Fiandina della Corbara dei conti di Montemarte, oriunda da Todi, e trapiantatasi ad Orvieto. La moglie accrebbe le già rilevanti sostanze di Binolo, come risulta dal suo allibramento di lire cortonesi 33.925 nel catasto dei 1292. Il padre di lei, Pietro d'Andrea, partecipò alla famosa battaglia di Monteaperti, presso l'Arbia, dei 4 settembre 1260, schierato con parte guelfa tra i condottieri orvietani. Binolo di cui non abbiamo altre notizie, morì circa il 1320, lasciando 3 figli: Giacomo, Taddeo, Nicolò. (da: F. Rossetti, "La Beata Angolina dei conti di Montegiove, Siena 1976).
Sec. XIII - Hie est liber appassatus terrarurn et possessionurn hominum castri Montis Gaubíonís. Il totale delle poste di allibramento è di 186. Se pensiamo che la media dei componenti un nucleo familiare è di cinque unità, possiamo sapere approssimativamente, il totale della popolazione di Montegabbione e dintorni nel 1292:'il risultato dell'operazione è 930. Nel catasto, voluto dalle autorità dei Comune di Orvieto da cui Montegabbione dipendeva, sono descritte le proprietà fondiarie degli abitanti; più comunemente le persone possedevano terre "silvate, vineate, rufinate, cum olivis, cum quercubus, cum arboribus" (terre con boschi, con vigne, terre scoscese, con olivi, con querce, con alberi). La famiglia più ricca era quella dei fratelli Venuto, Pietro e Giacomo Polisci che possedevano 33 terreni per un valore complessivo di 1334 lire. Fra i meno ricchi, se non poveri, c'era un certo Ranuccio Zitulini che possedeva un terreno dei valore di 6 soldi appena. I terreni erano situati ira diverse contrade e località fra cui le più frequenti sono "costa Montaralis", "contratta in colle Croci", "contrata stipcolarie", "contrata canipatorio". (da: Archivio Storico di Stato, sez. di Orvieto).
Sec. XIV - Giacomo di Binolo è il terzo conte di Montegíove e anch'egli, come gli altri successori di Nerio, venne chiamato anche "conte di Marsciano". Egli sale alla ribalta della vita militare il 9 settembre 1346, data in cui il comune di Orvieto lo obbliga, insieme ad altri feudatari, di provvedere alla difesa contro le incursioni del capitano del Patrimonio, attrezzando allo scopo il castello di Montegíove e di assicurare la guarnigione dei castelli di Monte Leone e Monte Gabbíone. La sollecitudine, la difesa, la potenza e le spese sostenute, impiegate con intelligenza e capacità, gli valsero un pubblico riconoscimento di benemerenza e di encomio, e in più l'esenzione dalle gravezze comunali. ti conte Giacomo di Binolo sposò una certa "domina Alexandra", nome che si riscontra in Documenti ineccepibili, isolato o accanto a quello dei marito. Essa apparteneva alla potente famiglia dei Salimbeni di Siena. Specialmente nella seconda metà dei 1300 appaiono più stretti i legami tra il comune d'Orvieto e i Salimbeni. Il Comune d'Orvieto, che si era adoperato a comporre le inimicizie tra Salimbeni e Tolornei, nel 1345 nominava Capitano dei Popolo Giovanni Salimbeni e il di lui padre Angelino (Agnolino) di Bottone. Giacomo e Alessandra ebbero cinque figli: Notto, Nicolò, Mariano, Francesca e Angelina (la beata venerata a Montegiove). Al conte Giacomo succedette alla contea di Montegiove Notto, fratello di Angelina. I numerosi suoi beni sono elencati nel catasto orvietano dei 1363. Sposò Angela Monaldeschi di Nericola, di Ciuccio di Nericola, della città de L'Aquila. Notto morì senza figli tra il 1362 e il 1363, forse di peste. A Notto succedette, quinto conte di Montegiove, il fratello Nicolò, il quale sposò Lascia, sorella di sua cognata Angela e dalla quale non ebbe figli. Il governo comitale di Nicolò non fu tra i più tranquilli. Fu turbato dalle pesantezze tributarie del comune di Orvieto, contro cui sollevò contestazioni. Il Comune senza attendere la sentenza della giustizia, volle prevalere. L'abate conte Nicolò, con i nipoti, tentò la rivalsa ricorrendo al Comune di Perugia, e per rafforzare la richiesta di protezione e di soggezione si confederò con Bulgaro di Tiberuccio, con Federico di Baldino conte di Parrano, con Ludovico di Bindo signore di Brandetto (Casteldífiori) e con Bernardino di Azzo. 1 nobili, ad iniziativa di Bulgaro di Tiberuccio, fin dal 1377 progettarono don Perugia una confederazione dei signori dei castelli di Parrano, di Montegiove, MonteLeone, Brandetto, Cartiolo, le badie di Monteorvietano e d'Acqualta. Nella confusione e nell'incertezza degli eventi, Nicolò e Mariano chiesero ed ottennero la protezione di Perugia, cui sì sottomisero. Il 6 Maggio 1380 il Podestà di Perugia Alberto de Gallutiis e i priori, riunitisi in consiglio plenario, accettarono la sottomissione dei castelli di Montegíove e Pornello, e delegarono a prenderne possesso Vannuzio di Massolo, che li confederò e redasse il Patto. Dopo pochi giorni devastò Orvieto. Nel saccheggio sfuggirono alla morte i conti Ugolino e Francesco di Corbara e Nicolò abate di S. Severo. La sottomissione a Perugia dovette durare fino alla morte di Nicolò e Mariano, circa il 1394, anzi si può affermare che cessò nel 1393, in quanto in questo anno non offrono più il palio di soggezione. (da: F. Rossetti, "La Beata Angoline dei conti di Montegiove", Siena 1976).
Sec. XIV - (1350) "E poi Borgaro volle ubbidire al communo, e dette per ostaggio un giovane suo fratello, ed il castello di Brandetto rimase alla guardia del popolo di Orvieto". (1350) "Sabato 18 Luglio si deliberò, che Brandetto si atterrasse, e così fu diroccato". (1366) "il 7 settembre, si partirono da Vallocchi, et andarsene a Ficulle et a Monte leone, et a Monte Gabbíone" ' (1369) "Ma invece si fece avanti Guglielmo di Beaufort visconte di 'Turena, e ottenne dall'imperatore la città di Chiusi e mosse lite ad Orvieto, sopra i castelli di Monìe leone e Monte Gabbione occupandoli a forza e vendendoli al conte Ugolino dì Montemarte". (1380) "Venne in questo tempo in Orvieto messer Giovannuzzo degli Ubaldini con 20(Y cavalli et 200 fanti, et noi lo sostenemmo qualche mese di denari e vettovaglie, et si fece in questi tempi molti danni alli Muffati negli luoghi loro et si prese Castel di Fiore con la badia di Acqualta." (1387) "Facemmo gran brigata, e briga contro di loro, et andai a tutti li loro mulini, et guastai e feci ardere tutte le ville di Parrano e tutto Castel di Fiore". (1399) "il dì poi seguente si andò a Castel di Fiore, e la torre e il palazzo gli rovinarono". (da: F. A. Gualtiero, "Cronaca degli avvenimenti d'Orvieto 1330-1440" Torino 1847).
Sec. XIV - Un cenno meritano taluni stemmi con la biscia, ritrovati qua e là in Monte Gabbione. Essi ci dicono che Monte Gabbione, verso la metà dei 1300 fu sicuro feudo della casa dei Monaldeschi di Orvieto, casa che, per lotte intestine, si era divisa in tre fazioni, prendendo ciascuna come proprio emblema la Cerva, la Vipera, il Cane: i conti della Vipera signori della zona altro non erano che i Monaldeschi contro i quali ebbe a combattere e vittoriosamente l'Albornoz". (da: L.Jaconi 'Cronache di Paese", a. I Il, n. 4-5, 1972).
Sec. XIV - In occasione dell'Anno Santo o Giubileo dei 1300 indetto dal Papa Bonifacio VIII, furono inviate a Roma truppe dell'Orvietano, per quello che oggi chiameremmo un servizio d'ordine o di polizia: "... dalli Orvietani furono mandati a Roma la cavalleria dei Comune per guardia e sicurezza della città e dei Papa stesso, e ancora molti fanti delli castelli... Ficulle 100, Monte Gubiano 20 (Montegabbione), Carnaiola 6, Montegiove 6 ...... La nota desunta dal "Commentarii historici" di Monaldo Monaldeschi, stampati in Venezia nel 1584, ci fa intravedere che Montegabbíone inviò un numero ragguardevole di uomini tenuto conto dei tempo e della consistenza dei paese. (da: C. Simoni, "il castello di Monte Giove do Montanea", Roma 1925).
Sec. XIV - L'esistenza di antichi documenti riguardanti Montegabbione è stata comprovata dalle ricerche di Maria Teresa Moretti la quale, nel "bollettino Artistico-storico Orvietano", Anno XXVI-1970 ci ha fatto conoscere 64 lettere, scritte tra il 1300 e l'inizio dei 1400; esse non solo offrono utili indicazioni sulla lingua parlata e scritta nella zona di Orvieto in quel periodo, ma anche validi indizi su fatti e vita della regione orvietana che comprendeva, tra le altre località, Montegabbíone e Montegiove. Da Montegabbione risultano inviate due lettere, classificate dalla Moretti con numero XL - f. 666 e XLI - f. 667 di repertorio, ove la lettera f. significa "filza di fondo comunale". La prima è di un certo Bolognino da Papazzone, uomo d'armi probabilmente Capitano di ventura, ed è indirizzata a Corrado e Luca Bernardo dei Monaldeschi, signori di Orvieto. Sappiamo dalla storia che Corrado partigiano dei Papa Clemente VII, ebbe. da questi il dominio della città di Orvieto per tre anni, assieme al fratello Luca. La loro firma compare nella cosiddetta "Pace di Orvieto" dei 1389: quindi la lettera in questione è di questi anni. Bolognino da Papazzone si rivolge ai due Monaldeschi notificando che un tale Milano ed i suoi compagni di arme hanno fatto dei prigionieri, amici dei Monaldeschi. Per essi chiede un riscatto di trecentocinquanta fiorini d'oro ed un salvacondotto per cinquanta cavalli. Il contesto della lettera lascia intravedere un fatto d'armi e Montegabbione risulta il luogo di detenzione degli amici dei Monaldeschi. La seconda lettera appare più interessante; è firmata da un certo "Cola" ed è indirizzata ai "Sette magnifici signori capitani dei popolo orvietano". Porta la data dei sei febbraio senza anno;è da considerarsi posteriore a quella di Bolognino da Papazzone: "Signori miei. lo ve significo dè modi che tengheno vostri fedelissimi servitori do Montecabioni; prima essi sono in concordia pienamente uniti ad ogni cosa che sia honore e stato dei comune di Orvieto a buona e sollicita guardia, e anno loro offiziale sollicito e confidato, per la qual cosa prego la Signoria vostra che ve piaccia al presente non dar loro altro offitiale, ne più spesa, perché sono povari e trovareteli lealissimi. Meco, sciendico d'essi huomini (è con me il loro rappresentante) portatore della lettera per più fede. Cola vostro minimo servitore ve se rachomanda, ecc.". Dalle due lettere risulta chiaro che Montegabbione alla fine del trecento ed all'inizio del quattrocento, era il tipico maniero che oscillava tra la lotta e la fedeltà ad Orvieto. (da: L. Jaconi, "Cronache di Paese", a. IV, N. 2, 1973).
Sec. XV - I conti di Corbara, succeduti aì conti di Montegiove, non ebbero fissa dimora al castello. Lo vendettero, nel 1417, a Pier Antonio di Messer Bonconte Monaldeschi della Vipera. Cinque anni dopo, nel 1422, Pier Antonio divideva, con atto notarile, in due parti il castello di Montegiove intestandolo alla nipote Giacoma, nata dalla figlia Milla e da Francesco Bisenzi, vedova di Beccarino della Leonessa, e ai figli Arrigo e Gentile. Montegíove passava così in dominio ad altra famiglia, a quella dei Monaldeschi della Vipera e di Giacoma Bisenzi vedova Leonessa. Per opera di Gentile che, nel 1453, eredità dalla madre metà di Montegíove, e nel 1444 comprò l'altra metà dai fratelli Arrigo e Gentile Monaldeschi, il dominio della contea passò interamente ai Leonessa. In questo medesimo anno muore Gentile e gli succede Bartolorneo, suo pronipote, figlio di Paolo di Bartolomeo della Leonessa. Bartolomeo, nel 1455, lo vendette a Giovanni di Antonio, figlio dei Gattamelata e di Giacoma da Leonessa. Subentrano così i Gattamelata. Un decennio, in cui il Castello ricevette nuove strutture imposte dalla scoperta di nuove armi da fuoco e dai continui violenti assalti nemici. Morto Erasmo Gattamelata, l'8 febbraio 1443, subentra erede dei Castello, la moglie Giacomo, a cui segue la figlia Todeschina, sposata nel 1460, con il conte Antonio di Ranuccio di Manno conte di Marsciano, riapparendo, per via di donna, l'antico ramo dei conti di Marsciano. Il conte Antonio morì il 31 ottobre 1484, a 55 anni, combattendo con il grado di generale, a servizio dell'esercito fiorentino contro Sarzana e Pietrasanta. Lasciava undici figli: Ranuecio, Lamberto, Bernardino, Mario, Ludovico, Gentile, Pirro, Alessandro, Agata, Tomasa, Lucrezia. L'eredità lasciata ai figli consisteva in quattro estese tenute, i castelli di Montegiove, Parrano, Poggio Aquilone, Migliano, Castel di Fiore, le ville di Pornello, Fratta Guida, Pastignano e metà della Fratta Balda. La vedova di lui Todeschina, morì nel 1498, sessantenne, e il suo corpo fu seppellito nella chiesa della Scarzuola. I figli si divisero il patrimonio: Montegíove coi castello e le terre fu diviso in due parti dai fratelli Bernardino e Alessandro. (da: F. Ronetti, "La Beata Angolina dei Conti di Mcntegiove", Siena 1978).
Sec. XV - (1443) "Niccolò di Montemarte figlio di Ugolino promise che tornando a possedere il castello di Fabro lo rassegnerebbe al Papa come gli altri castelli di Monte Leone e Monte Gabbíone". (1443) "Niccolò Piccinino andò con certe genti a guerreggiare e pose l'assedio a Monte Leone e avendolo assediato un mese ed essendo Monte Leone senza vettovagliamento, cercarono accordo che Golino se ne andasse. E detto conte lasciò Monte Leone, Monte Gabbíone e Carnaioia". (1459) (il Papa) "ordina che si osservi il breve della remissione fatta dal conte di Montemarte (Ugolino) dei sussidio alla Camera Apostolica perché sia spesa a riparazione delle mura dei castelli e che Monte Gabbione e Monte Leone, seguitino a godere dei privilegi concessi da Niccolò V e da Callisto III". (da: L'Fumi, "Codice diplomatico della Città di Orvieto" Firenze 1884).
Sec. XV - Lettere:
1)Ai magnifici e potenti signori conservatori della pace di Orvieto. "El vece podestà d'Orvieto ha facto cetare certi nostri massari di qui per cascione di certe bestie loro che furono tolte su le terreni loro propri dall'offitiale d'esso podestà. E per tanto mandano a le V.M.S. Giorgío e Antonio nostri terrazzani a portatore della presente a li quali avemmo imposto alcune cose dobbiamo conferire colle prefati M.S. sopra la decta materia per tanto vi piaccia darli ad essi piena fede quanta alle persone nostre proprie a le quali M.S. ce recomandamo sempre. Data in Monte Cabione die primo februarii." E.V.M. Servitore vicarius et defensores Montis Cabionis.
2)Ai magnifici signori conservatori della pace di Orvieto. "Mandiamo alla Signoria vostra i descreti huomini Puccio di Vannuccino et Vannucciolo di Zoccio nostri terrazzani et imbasciatori pienamente informati di nostra intencione alle nostre proprio persone intorno a quello che per loro vi sa isposto. Sempre mai racomandandici alla signoria vostra; data ad XVII di gennaio per gli vostri figlioli et servidori." Defensori e comune di Monte Ghabione.
3)Ai magnifici e potenti priori nostri conservatori della pace di Orvieto. "Post humilem recomandationem per la portatore di questa aviamo mandato la metà dei denaro de le bocche et avemolo riscosso con grande fatiga considerato la grandine ci disfece et pertanto ricorremo a la magnificentia vostra pregando quanto potiamo voi ci voliate fare termine dei resto tutto aprile et noi saremo solliciti affare et devere accio ere non ci venga el cavaliere a darci spesa; disposti sempre obbedire tutti vostri comandamenti. In Monte Cabione die XXV mensis martii. Vostri defensores et fiiii comune Castris Moniis Cabionis.
4)Ai magnifici e potenti signori conservatori della città di Orvieto. "Cum debite recomandatione ...... el cavaliere a vare la segnia de le bocche et a voluto fare la sechotione ...... per cascione dei fati che non andarono a Soriano di che per noi non gli se lissata fare questa sechotione per cascione aviamo avuto comandamento dé le magnificentie vostre non si paghino et anque da vostri nominati cessori per la qual cosa el cavaliere era comandato che ogie tutto dì dovessimo essare dinanti dal podestà a la pena di vinti et cinque fiorini et per non poter abaigliare aviamo voluto obedire piacciavi volere operare di questo non avevamo danno et dunque questi tre fiorini non si paghino; disposti sempre obedire a tutti i vostri comandamenti. In Monte Cabíone a. di XI di gennaio. Def ensores et Comu ne Montis Cabionis. (da: Archivio Storico di Stato sezione di Orvieto).
Sec. XVI - De pena ludentis ad ludum texillorum (della pena spettante a chi gioca ai dadi): Nessuno nel castello di Montegabbione, nel suo distretto, giochi ai dadi o ad altro gioco che comporti la vincita o la perdita di denaro, sotto la pena di cento soldi per volta. Alla stessa pena è soggetto chi, in casa o in una taverna, favorisce tale gioco e ne ricava guadagno. E'tuttavia lecito giocare alla tavola (scacchiera) con i dadi, a palla, a morra senza essere soggetti a pena se lo scopo del gioco è bere un bicchiere di vino (tratto dallo statuto dei castello di Montegabbione del 1500).(da: Archivio Storico di Stato sezione di Orvieto).
Sec. XVI - Esiste presso l'Archivio storico di Stato d'Orvieto, il catasto di Montegabbione del 1536: trattasi di un manoscritto cartaceo ben conservato in cui sono descritte le proprietà degli abitanti di Montegabbione, divisi per ordine alfabetico in base al nome.
Sec. XVI I - Esistevano in Montegabbione, fino al secolo scorso, alcune confraternite: la confraternita dei Ss. Sacramento e quella di S. Rocco, di cui non si conosce la data di erezione canonica; quella della Morte o Orazione eretta il 23/3/1637; quella dei Ss. Rosario eretta il 23/3/1627; quella di Maria Ss. Addolorata, eretta nel 1860. Ognuna di esse doveva provvedere agli arredi sacri, alla manutenzione di qualche altare (olio, candele, ecc.), all'animazione delle funzioni liturgiche, alle spese inerenti gli offizi e le missioni, ecc. L'amministrazione veniva tenuta da un fratello detto Camerlengo. Le rendite della confraternita erano costituite da proprietà di terreni e 'di case per lo più frutto di donazioni. Esistevano inoltre in parrocchia cinque priorati: il Priorato dei Purgatorio, quello di S.Maria Addolorata, quello di S. Lucia e quello di S. Antonio da Padova, con il compito di raccogliere e amministrare le offerte dei fedeli. (da: Archivio Parrocchiale di Montegabbione).
Bibliografia.
ARCHIVIO Di STATO, Orvieto. ARCHIVIO PARROCCHIALE, Montegabbione. A. CECCARELLI, "Dell'Historia di casa Monaldeschi", Ascoli 1580. I. FUMI, "Codice diplomatico della Città di Orvieto", Firenze 1884. F.A. GUALTER 10, "Cronaca degli avvenimenti d'Orvieto dal 1330 al 1440", Torino 1847. L.JACONI, "Cronache di paese", a. 1-1V, 1970-73. T.MORETTI, "Bollettino artistico-storico Orvietano", a. XXVI, 1970. G. PARDI, "il catasto di Orvieto dell'anno 1292", in Boli. Deputaz. Storia patria per l'Urnbria, Perugia 1896. PROVINCIA Di TERNI, "I castelli: materiali per una storia per luoghi del territorio", Terni 1980. F. ROSSETTI, "La Beata Angelina dei Conti di Montegiove", Siena 1976. C. SIMON I, "il Castello di Monte Giove de Montanea", Roma 1925. F. UGHELLI, "Albero et historia della famiglia dei Conti di Marsciano", Roma 1667.
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la riproduzione e la stampa. Montegabbione 01/01/2001